Area dello Stretto: la strategia

https://i1.wp.com/www.meteoweb.it/images/Area_metropolitana_integrata_dello_stretto.jpgSi intende per “Area Metropolitana Integrata dello Stretto” quella vasta area urbanizzata tra i Comuni di Messina, Villa San Giovanni e Reggio Calabria che ormai naturalmente, geograficamente e socialmente forma un’unica comunità omogenea intorno alle acque dello Stretto.

Più a vasto campo, si intende “Area Metropolitana Integrata dello Stretto” tutto quel territorio compreso oggi tra le due province di Reggio Calabria e di Messina.

Da molto tempo, sin dalla fine dell’800, si parla di Area Metropolitana dello Stretto e sono stati numerosi i passaggi storici che hanno segnato, nel corso del novecento, l’evolvere della comunità dello Stretto.

In realtà, l’Area Metropolitana è oggi un progetto per il futuro, molto più concreto e vicino rispetto alle parole che si perdevano senza esser seguite dai fatti nel corso dei decenni.

Soprattutto il Protocollo d’Intesa stilato tra le due Province nel 2004 ha avviato un processo veloce che tende ad accorpare sempre più la Calabria meridionale e la Sicilia Nord/Orientale.

«La vocazione naturale dei nostri territori, vicini per tradizioni storiche e culturali è, grazie alla collocazione geografica nel centro del Mediterraneo, una vasta area metropolitana dello Stretto.»
(Pietro Fuda e Salvatore Leonardi, presidenti delle due province nel 2004)

Il Protocollo d’Intesa per l’Area dello Stretto tra la Provincia di Reggio Calabria e la Provincia di Messina del 18 Maggio 2004

Il 18 Maggio 2004, i Presidenti delle Province di Reggio Calabria, ing. Pietro Fuda, e di Messina, dr. Salvatore Leonardi, hanno stipulato il primo protocollo d’Intesa per l’Area dello Stretto.

Entrambi gli enti “hanno riscontrato l’esigenza di sviluppare più intensi rapporti istituzionali, per affrontare, impostare e risolvere problemi di comune interesse, che nascono oggettivamente dalla rispettiva collocazione geografica, dalla tradizione millenaria, dalla domanda sociale di collaborazione tra le aree nel campo della produzione, della cultura e delle infrastrutture.”

E ancora, recita il documento, “l’evoluzione rapida degli eventi economici ha posto in maniera indifferibile la questione della traduzione intermini operativi delle prospettive offerte dalla realtà geo – economica individuata nell’Area integrata dello Stretto”.

Le due province si sono così impegnate in modo unitario per il futuro dell’area dello Stretto, inglobando le potenzialità e le risorse per essere più forti e più preparate a risolvere i problemi di sviluppo che da decenni affliggono questo territorio.

Il protocollo d’Intesa (12 articoli) tratta un po’ tutti gli spetti socio – politici dell’Area dello Stretto, e prevede diversi tipi di collaborazioni e di attività sinergiche per la promozione del territorio e lo sviluppo di programmi di intervento a carattere strutturale, dei trasporti, culturale, economico e sociale.
L’impegno è teso a coordinare un programma di azioni rivolte a realizzare un progetto comune tra Reggio e Messina, considerando tutti i punti in comune tra le rispettive aree.

Fondamentale, all’articolo 5, la costituzione di un organismo permanente denominato “L’Osservatorio dell’Area Integrata dello Stretto”, composto da:
1.     i Presidenti delle Province di Messina e Reggio Calabria
2.     i Sindaci dei comuni di Messina, Reggio Calabria, Villa San Giovanni, Gioia Tauro, San  Ferdinando, Montebello Jonico, Barcellona Pozzo di Gotto, Milazzo, Taormina
3.     i Rettori delle Università degli Studi di Messina e Reggio Calabria
4.     i Presidenti delle Camere di Commercio di Messina e Reggio Calabria
5.     i Presidenti delle istituzioni teatrali di Messina e Reggio Calabria
6.     il Presidente del Parco dei Nebrodi
7.     il Presidente del Parco dell’Aspromonte
8.     il Presidente del Parco fluviale dell’Alcantara
9.     il Presidente del Circondario della Locride
10.     il Presidente del Circondario della Piana
11.     i Presidenti di Assindustria/Confindustria di Messina e Reggio Calabria
12.     i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl di Messina e Reggio Calabria
Fondamentale anche la previsione, nel protocollo d’Intesa, di un rapporto giuridico – economico tra la Provincia di Reggio Calabria e la Provincia di Messina, che si sono impegnate ad iscrivere nei rispettivi bilanci apposti capitoli di spesa al fine di provvedere al finanziamento dell’Area Metropolitana dello Stretto, ad istituire un rapporto stabile di consultazione per le iniziative da assumere nei confronti del governo nazionale e dei rispettivi governi regionali, a procedere alla verifica periodica congiunta con cadenza almeno semestrale delle iniziative legislative in corso.

Reggio Calabria e Messina: una comunità che condivide storia, cultura e tradizioni con comunanze politiche, sociologiche, geografiche, climatiche, ambientali, artistiche, architettoniche, culturali

L’idea dell’area Metropolitana tra Reggio e Messina non è una follia campata in aria, o una bizzarra idea che vuole conturbare due realtà che appartengono a due Regioni differenti, con tutti i problemi che ruotano intorno alla situazione giuridica attuale, bensì è un’idea che ha delle forti basi storiche e culturali poiché, andando oltre i confini politici dell’Italia odierna con le Regioni, in realtà lo Stretto di Messina nel corso della sua storia millenaria ha vissuto in modo compatto come se fosse un’unica realtà commerciale, politica, economica e sociale.

Reggio e Messina hanno sempre condiviso gli stessi momenti di tragedia o di ricchezza, hanno collaborato insieme soprattutto per quanto riguarda la gestione dei flussi commerciali nelle acque dello Stretto, vero punto di forza nella storia di questa terra.

Sin dai tempi dei Greci e dei Romani, lo Stretto aveva due poli principali nelle Città di Rhegion e Zancle, oggi Reggio e Messina, e quando l’una prosperava con una fiorente economia, l’altra riusciva a seguirla migliorando la propria qualità della vita, e viceversa.

Reggio e Messina sono inoltre due Città molto simili, entrambe Città di mare costruite sul mare e che hanno nel rapporto con il mare la chiave della vita sociale, economica, degli usi, delle tradizioni e dei costumi.

Sono, anche, due Città che non conoscono la “pianura” e che hanno a ridosso colline che diventano subito montagne: i Peloritani e l’Aspromonte. Geologicamente i Peloritani e l’Aspromonte erano, qualche milione di anni fa, un’unica catena montuosa e solo successivamente si sono separati, ma oggi condividono la stessa struttura, tanto che le coltivazioni agricole sono identiche da un lato all’altro dello Stretto.

Il clima è un altro fattore che unisce le due sponde dello Stretto; un clima unico al mondo, proprio a causa della conformazione orografica dell’area che è mitigata, sia in inverno che in estate, dalle brezze di mare e dai venti che si incanalano tra i Peloritani e l’Aspromonte, infatti proprio lo Stretto di Messina è probabilmente l’area più ventosa d’Italia.

Uno dei punti di forza più importanti per lo sviluppo turistico, oggi molto discusso, dell’Area dello Stretto è quello naturalistico, paesaggistico, e quindi panoramico.

La veduta dell’Etna dalla Città di Reggio Calabria è la più bella vista che ci possa essere del vulcano più alto d’Europa, proprio perché con il mare in primo piano, il “Mongibello” riesce ancor di più a trasmettere la propria imponenza e maestosità.

L’eccezionalità dell’ambiente dello Stretto è testimoniata da numerosi elementi della sua ecologia, colti da molti studiosi, tra cui Osvaldo Pieroni: “Gli aspetti naturali dello Stretto di Messina, il paesaggio emergente, i fondali marini, la popolazione faunistica e l’ecosistema nel suo complesso ne fanno un luogo unico nel Mediterraneo. Le particolarità morfologiche tipiche ed esclusive di questi fondali – ad esempio – favoriscono lo sviluppo e la riproduzione di alcuni organismi, o di alcune loro caratteristiche bio-morfologiche, che risultano del tutto assenti in altre aree del Mediterraneo. Uno dei principali fattori che ha contribuito alla creazione ed allo sviluppo del particolare ecosistema dello Stretto è la presenza di forti correnti che pervadono periodicamente, con velocità e direzioni diverse le acque. Questo sistema è conosciuto fin dall’antichità e su di esso è stata costruita notevole parte della mitologia e della cultura Mediterranea” (…) “La presenza di queste correnti –montanti o scendenti- è dovuta a diversi fattori, tra cui la differenza di temperatura tra le acque del Mar Tirreno e quelle dello Jonio che nello Stretto si vengono a mescolare, la differenza di batimetria tra i due fondali, il differente grado di salinità dei due mari. Per merito di tale peculiarità nelle acque dello Stretto di Messina si è creato e continua a svilupparsi un ambiente marino unico e particolare”.
“Il cielo dello Stretto di Messina rappresenta a sua volta un altro particolare sistema aereo: una sorta di “collo di bottiglia” in cui tutti gli uccelli migratori si concentrano per raggiungere la Penisola e continuare il lungo volo verso nord. Sono più di venti le specie di grandi uccelli che utilizzano questa via migratoria: tra questi figurano gli uccelli veleggiatori (grandi rapaci e cicogne) che sfruttano le correnti ascensionali che permettono loro il volo, non potendo altrimenti attraversare lunghi tratti di mare. Il più noto e comune è il Falco Pecchiaiolo, che fra aprile e maggio attraversa lo Stretto e di cui si contano tra 10.000 e 15.000 individui, ma si possono osservare anche specie piuttosto rare come Capovaccaio, Falco Pellegrino, Aquila Reale, Cicogna Bianca e Cicogna Nera, per un numero totale di uccelli che può raggiungere i trentamila individui, gran parte dei quali specie protetta.
Lo Stretto di Messina è quindi uno dei punti più importanti a livello europeo per la migrazione dei rapaci”. Pieroni ricorda poi il fenomeno particolare della “fata Morgana”, fenomeno visivo per cui le rive appaiono sollevate e le coste proiettano le loro immagini verso il cielo.
“Il paesaggio e l’ecosistema dello Stretto di Messina mostrano come natura e cultura possano trovare una relazione non oppositiva.
Dalle antiche leggende, ai miti, alla letteratura ed alla poesia recenti questa area ha assunto un significato che permea la cultura e va ben oltre le espressioni locali.”

Nel corso dell’ultimo millennio, Reggio e Messina hanno avuto le stesse dominazioni straniere e per questo condividono l’arte e l’architettura, con dei reperti e dei monumenti che in alcuni casi ricostruiscono una memoria storica.

A Reggio Calabria, ad esempio, troviamo le Terme Romane e le Mura Greche: a Messina il Forte Gonzaga e una serie di numerosi Forti sui Colli Peloritani verso il mare costruiti per proteggere la Città.

Dal punto di vista artistico e culturale le due Città possono anche compensarsi formando, unite insieme, un repertorio eccellente.

Non solo nelle città e nelle campagne, ma anche nei fondali dello Stretto c’è un vero e proprio museo archeologico che rappresenta un patrimonio unico: ci sono sei relitti, tre per sponda; sul versante siculo, da sud verso nord, troviamo il relitto del Rigoletto fuori il porto di Messina, quindi quello del Pentwingas a Pace, poi un aereo di fronte Ganzirri e per finire quello sconosciuto di Faro e i resti, sempre a Faro, dell’Amerique; sul versante calabro, sempre da sud verso nord, troviamo invece la Laura C. a Saline Joniche, la bettolina tedesca a Lazzaro e infine il vapore di un vecchio mercantile a Cannitello. Nel Tirreno, fuori dallo stretto, giacciono altri tre relitti: i primi due sono in Sicilia e si chiamano Valfiorita e Arturo Volpe (giacciano poco oltre Capo Peloro), l’ultimo si trova nella baia di Scilla, in Calabria, e pare sia un vecchio mezzo da sbarco.
Reggio e Messina, insomma, condividono un tessuto sociale e una storia comune, e sono destinate per natura a con-urbarsi e proseguire insieme il proprio cammino nel futuro.
Un altro fattore naturale di coesione è legato al terremoto del 1908: secondo una recente ricerca descritta da Alberto Bonanno su “Repubblica” del 17 Marzo 2007, un gruppo di scienziati – ricercatori ipotizzano che il radon, un gas sprigionato durante il sisma, abbia causato mutazioni genetiche nel dna degli abitanti delle due città.

La distanza tra Reggio e la Calabria, e tra Messina e la Sicilia

Le prospettive di sviluppo integrato dell’Area dello Stretto e di Reggio e Messina nascono da molteplici fattori, positivi e negativi.

Senza dubbio l’idea di base parte dalle prospettive positive di sviluppo e di crescita economica che Reggio e Messina avrebbero dall’Area Metropolitana dello Stretto, ma non bisogna dimenticare, o sottovalutare, la situazione attuale negativa, le cause del sottosviluppo di Reggio e Messina ed i rapporti che contraddistinguono le due realtà con le rispettive Regioni e con le province vicine: anche fattori negativi, indiretti, hanno fatto nascere ( e poi sostenuto) l’area dello stretto.

Infatti a spingere Reggio sempre più verso il mare e verso la Sicilia, non sono solo le naturali vocazioni del territorio (che comunque si sarebbe potuto adattare ad una realtà come quella della Calabria) o agli scenari commerciali ed economici dello Stretto (che si sarebbero potuti integrare con quelli della Calabria), ma anche le battaglie che Cosenza e, in modo particolare Catanzaro, nel corso dei decenni, hanno condotto (e spesso vinto) contro Reggio.

I poteri forti Regionali infatti sono stati sempre in mano ai politici Cosentini e Catanzaresi, che sottobanco operavano di concerto con il Governo Centrale in occasione della decisione del capoluogo Calabrese, che è statp assegnato nel 1970 a Catanzaro, scippando Reggio di qualcosa che le spettava per diritto naturale.

Ma questo è solo il più eclatante degli esempi che vedono Reggio tagliata fuori di proposito con sotterfugi Cosentino – Catanzaresi.

L’Autostrada, ad esempio, è stato un altro grave torto fatto alla Città di Reggio: l’A – 3 Salerno – Reggio Calabria doveva essere una normale autostrada come tutte le altre autostrade Italiane: era stata progettata con due carreggiate di tre corsie ciascuna (una d’emergenza, una di marcia e una di sorpasso) e il progetto originario prevedeva che l’autostrada collegasse Salerno allo Stretto tramite la linea costiera, litoranea, trovando così pochi ostacoli orografici.

Il progetto, però, è stato modificato dal Governo Centrale che subiva le influenze e le pressioni dei politici Cosentini che hanno preteso e ottenuto un’ A-3 più interna, che transitasse dall’Appennino Campano – Lucano – Calabro per passare dalla Valle del Crati e quindi da Cosenza.

Così i i tempi di percorrenza di sono allungati decisamente, e l’iniziale previsione di Salerno – Reggio in 3 ore con l’autostrada litoranea, non è stata rispettata: oggi ci vogliono almeno 6 ore, il doppio, per percorrere tutta la tratta autostradale della A – 3 anche a causa delle continue interruzioni che, dopo oltre 30 anni, continuano a caratterizzare la situazione.

Per favorire Cosenza, quindi, che poteva anche benissimo essere collegata da una veloce superstrada a pochi chilometri dal raccordo autostradale, è stata penalizzata tutta la Calabria costiera e centro/meridionale, la Sicilia tutta e in modo particolare la Città di Reggio Calabria.
Altro sopruso che Reggio ha subito è stato quello dell’Aeroporto: anziché valorizzare quello dello Stretto, si è deciso di costruire il nuovo scalo di Lamezia Terme, e successivamente quello di Crotone, che oggi sono in concorrenza con il “Tito Minniti” di Reggio Calabria.
Come dimenticare, inoltre, i contributi economici alle aziende ospedaliere, sempre più sostanziosi per Cosenza e Catanzaro, e sempre più evanescenti per Reggio, e così anche in tutti gli altri settori ?
Senza dubbio Reggio ha avuto una storia, nel secolo scorso, difficile e travagliata, ma in modo particolare nella seconda metà lo sviluppo cittadino è stato frenato da una situazione Regionale che ha visto Cosenza e Catanzaro avere un ruolo di padroni al contrario della Città dello Stretto, sempre penalizzata nelle scelte che ne avrebbero potuto cambiare i destini.

Una situazione simile è vissuta da Messina rispetto all’asse Siculo Palermo – Catania.

Da una parte, Reggio, è sempre stata l’unica vera Città della Calabria, e solo negli ultimi decenni sono emerse le realtà di Cosenza e Catanzaro proprio grazie ad una classe politica furba e decisa nel prendere decisioni forti a favore del territorio.
Dall’altra, in Sicilia, Messina è oggi una città senza identità, surclassata da Palermo e da Catania in termini di produzione, di opportunità di lavoro, di vivibilità e di prestigio.
Nel corso della storia, però, Messina è stata molto più importante: nei secoli ha rivaleggiato alla pari con Palermo per il ruolo di capitale della Sicilia, quando ancora Catania era poco più che un piccolo borgo.

L’importanza commerciale ed economica di Messina, soprattutto nei periodi fiorenti, è stata decisamente maggiore a quella di Palermo e ne ha fatto la Città più attraente della Sicilia.

Oggi, però, Messina è tenuta in scarsa considerazione e tutte le importanti scelte politiche ed economiche a livello Regionale vanno a favorire l’asse Palermo – Catania sempre più forte sotto tutti gli aspetti, escludendo così Messina anche con il contributo della sua posizione che non è di certo centrale, geograficamente, nel panorama Siciliano.

Il ruolo di “Porta della Sicilia”, inoltre, che da sempre è stato identità Messinese, oggi è molto meno importante poiché la maggior parte dei traffici da e verso l’isola Sicula avvengono via mare, se si tratta di merci, e via cielo, se si tratta di traffico umano.

In conclusione, Reggio e Messina sono due Città considerate periferiche dai poteri Regionali rispettivi, di Calabria e Sicilia: indicativo il fatto che mai è stato Presidente della Regione Sicilia un Messinese, e mai Presidente della Regione Calabria un Reggino.

Nella realtà, però, lo Stretto ha un ruolo fondamentale ed ha grandi risorse: con l’Area Metropolitana si può trasformare in modo veloce e netto nel centro più importante delle attività turistiche, economiche e commerciali del Mediterraneo intero.

Il percorso storico dell’idea dell’Area Metropolitana e i tentativi di conurbazione avvenuti in passato

Nella prima metà del ‘900, i problemi che Reggio e Messina si ritrovano ad affrontare (il terremoto prima, le due guerre mondiali poi) hanno distolto l’interesse da quegli argomenti politico – amministrativi che avevano iniziato a caratterizzare il dibattito locale nei primi decenni dell’Unità Nazionale Italiana.

Nell’immediato dopoguerra, dopotutto, subito tali discussioni sono tornate d’attualità, e la Città di Reggio Calabria è stata ad un passo dall’intesa con l’indipendentismo Siciliano.

Nicola Siles, infatti, allora Sindaco di Reggio Calabria, ha avuto un incontro abbastanza misterioso con Andrea Finocchiaro Aprile, esponente del Movimento Indipendentista Siciliano e deputato, su un traghetto che doveva riportare il parlamentare a Palermo.  Il discorso tra i due, però, è stato talmente intenso che Siles non si è accorto della partenza del traghetto ed è stato costretto a far tappa a Messina per poi tornar a Reggio.
Entrambi i personaggi erano a favore della monarchia e contro l’idea della repubblica, ed il mistero che avvolge quell’incontro non ci permette di capire quanto si spingesse oltre all’avvicinamento di Reggio alla Sicilia, l’interesse di Nicola Siles e di Andrea Finocchiaro Aprile: in quei mesi infatti era stato costituito in comitato insurrezionale sui Nebrodi, per il totale indipendentismo Siciliano dall’Italia Unita.
Con il passare degli anni, la fantasiosa ipotesi di Reggio unita alla Sicilia è sfumata, non avendo alcun tipo di fondamento, neanche geografico.  Grazie alla Rivolta del ’70, però, il sentimento indipendentista di Reggio e dei Reggini s’è fatto ancor più forte ed ha risvegliato nella Città la voglia di emergere dalla mediocrità nazionale e di farsi strada con maggiori poteri.
Come ben sappiamo, però, fino ad oggi Reggio è rimasta come i poteri forti di Roma hanno voluto: una Provincia della Calabria, senza alcun paragone con lo Statuto Speciale che appartiene alla Sicilia.
L’idea dell’Area Metropolitana dello Stretto, ad ampio raggio, vorrebbe anche individuare la nascita della nuova Regione dello Stretto, a Statuto Speciale, che avrebbe nella Città metropolitana di Reggio e Messina conurbate, il proprio capoluogo.

La proposta: Città dello Stretto e Regione Autonoma dello Stretto

Appunto, la Regione Autonoma dello Stretto. E’ questa l’idea più importante che vuole essere il punto d’arrivo del processo di integrazione tra le Province di Reggio e Messina che ha visto il Protocollo d’Intesa del Luglio 2004 solo come primo passo costituente.

I problemi costituzionali non sono pochi, e si prevede, per la nascita di una nuova Regione all’interno della Repubblica Italiana, un procedimento “legale – giuridico” abbastanza complesso che esige una condivisione massima a livello popolare ed a livello governativo.

Bisogna quindi lavorare moltissimo, su numerosi fronti: su quello politico, senza scontri ideologici ma con sinergie tra varie formazioni politiche anche di differente origine ed estrazione, e a livello popolare bisogna lavorare sul territorio per far capire quanto sia importante e decisivo per Reggio, Messina e le rispettive Province, la conurbazione nell’Area dello Stretto.

Il primo passo da compiere sarebbe quello dell’Area Metropolitana tra Reggio e Messina, quindi un nuovo ente pubblico che metta sotto lo stesso tetto il Comune di Reggio e il Comune di Messina, iniziando ad operare per avvicinare le due realtà in modo sempre più compatto in tutti i settori: trasporti, commercio, turismo.

Successivamente si avvierebbe il processo di nascita del nuovo ente Regionale che avrebbe come punto di riferimento (capoluogo) la Città dello Stretto, quindi non più Reggio e Messina, ma un’unica realtà urbana, e con altre Province: Locri e Gioia Tauro in Calabria, Capo d’Orlando, Milazzo e Taormina in Sicilia.
Questa nuova struttura nazionale, con un decentramento amministrativo che avvicina gli enti pubblici, e quindi lo Stato, ai cittadini, non può che essere positiva per tutto il territorio, poiché sarebbe così più facile proprio per i cittadini, far sentire le proprie esigenze e cercare di esser parte attiva ed integrante nello sviluppo nel territorio e nella risoluzione degli atavici problemi che da tanto, troppo tempo, affliggono questa terra che di certo non li merita.

E fino ad oggi probabilmente non sono stati risolti proprio per la mancanza del contatto tra classe politica e opinione pubblica, e della lontananza tra amministrazioni degli enti locali e cittadini.

Con l’Area Metropolitana dello Stretto sarebbe senza dubbio tutta un’altra storia, anche perché si potrebbe fare tesoro dello slancio che alcune aree delle due Province hanno avuto negli ultimi anni: Reggio Calabria su tutte.

La risorse e le potenzialità di sviluppo dell’Area dello Stretto

La “Regione dello Stretto” avrebbe un grandissimo potenziale industriale e commerciale poiché l’Area Industriale di Milazzo, il Porto di Milazzo, il Porto di Messina e il Porto di Gioia Tauro, cioè 3 strutture già importantissime a livello internazionale, nel Mediterraneo, lavorando in sinergia potrebbero avvalorare ancor di più l’importanza strategica della zona dello Stretto a livello Continentale.

Qualora l’Università di Messina e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria potessero fondersi ne “L’Università dello Stretto” lavorando in sinergia per l’unico scopo di migliorarsi e progredire, un grande passo avanti sarebbe attuato da questo punto di vista, e gli stessi studenti pendolari (che, come abbiamo visto, sono numerosissimi) potrebbero trarne dei vantaggi notevoli.

Anche dal punto di vista lavorativo, per motivi burocratici e politici, ci potrebbe essere maggiore possibilità occupazionale.

Ma a parte le risorse industriali, commerciali, universitarie e lavorative, il grande punto di forza della “Regione dello Stretto”, il vero motore che potrebbe in breve tempo portare il benessere alla popolazione del luogo, sarebbe la fusione di risorse turistiche, ambientali e naturalistiche uniche e inestimabili sotto un’unica gestione.

Il solo pensiero che un Ente Regionale Indipendente e Autonomo possa gestire con il proprio Assessorato al Turismo, qualcosa come:

1.    Le Isole Eolie tutte
2.    Milazzo
3.    Tindari
4.    Ganzirri
5.    Messina Città
6.    I Peloritani
7.    Roccalumera
8.    Taormina
9.    Castelmola
10.    Giardini Naxòs
11.    Reggio Calabria Città
12.    Scilla
13.    Bagnara
14.    Palmi
15.    Roccella Jonica
16.    Gioiosa Jonica
17.    Siderno
18.    Locri
19.    Bovalino
20.    Palazzi
21.    Bova
22.    Condofuri
23.    Melito Porto Salvo
24.    Gambarie d’Aspromonte e il Parco Nazionale dell’Aspromonte

apre prospettive uniche e inimmaginabili, ad oggi, per queste zone ancora poco sviluppate a causa di uno sfruttamento delle risorse naturali e ambientali ancora solamente parziale e arretrato.

Il vero motore della “Regione dello Stretto” sarebbe infatti il turismo, perché cotante bellezze sarebbero invidiabili da qualsiasi regione del Mondo e davvero, se sfruttate in modo massimale, in poco tempo potrebbero portare il benessere in un’area che disconosce il reale significato di questo termine, almeno dal punto di vista economico nelle ultime generazioni.

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Informazioni su Peppe Caridi

Nato a Reggio Calabria il 18 maggio 1986, giornalista pubblicista dal 29 dicembre 2009, nel 2004 ha fondato il blog MeteoWeb diventato poi testata giornalistica nel 2010. E' Direttore Responsabile di MeteoWeb, Sport Fair, CalcioWeb e StrettoWeb
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